Non è più la moda o l’appariscenza il nuovo must.

Siamo andati oltre.

Importa quante lettere siano stampate sul tuo costume che compri una volta l’anno.

La bellezza è stata sdoganata, in fondo.

Si vede ovunque.

Il problema è con cosa la stiamo sostituendo.

Perché la bellezza, quando diventa accessibile a tutti, perde il proprio monopolio.

Ha bisogno di un nuovo certificato.

Di una nuova etichetta.

Di un nuovo lessico.

Il corpo non basta più.

Anche lui pretende una didascalia.

È come al bar.

Il drink lo chiedi on the rocks.

Vegano.

Distillato in botti di pioppo del Sudafrica.

Semi vegano.

Allungato con latte di nocciolo di susina.

Poi magari aggiungi che il ghiaccio arriva dalla Groenlandia e la scorza d’arancia è raccolta solo nei giorni dispari.

E poi che cazzo vuol dire on the rocks?

Che ti cambia?

Davvero il whisky è diverso o sei tu che ti senti diverso mentre lo ordini?

Forse non stai comprando un cocktail.

Stai comprando un vocabolario.

Siamo entrando nell’era del post digital punk.

Dove per sconfiggere il capitalismo siamo finiti a fare la guerra a noi stessi.

Non consumiamo meno.

Consumiamo meglio.

Non desideriamo meno.

Desideriamo in maniera più sofisticata.

Ci siamo convinti che basti cambiare il linguaggio per cambiare il sistema.

Come se il problema fosse il bicchiere e non la sete.

Sembra una distopia cucita su una coperta calda.

Con un sottile filo d’oro.

Non c’è violenza.

Non c’è imposizione.

Non c’è nemmeno rumore.

Tutto è morbido.

Elegante.

Accogliente.

Ed è proprio questo il punto.

Le cose più pericolose del nostro tempo non si presentano più come obblighi.

Si presentano come possibilità.

Parliamo tutti di come non vogliamo gli stipendi bassi.

Di come il lavoro non venga più rispettato.

Di come il sistema ci abbia traditi.

Poi l’Agostorale a Francoforte la raccontiamo come una vacanza mistica a base di droga e sesso.

Tre giorni sufficienti per convincerci di essere usciti dal sistema.

Il lunedì, naturalmente, si torna esattamente dove eravamo.

Basterebbe impegnarsi nel quotidiano.

Nelle scelte che facciamo.

Nel modo in cui trattiamo gli altri.

Nel modo in cui lavoriamo.

Nel modo in cui compriamo.

Nel modo in cui rinunciamo.

La responsabilità non è più civica.

È solo colpa del politico corrotto, vero?

Tu non c’entri niente.

La notte dormi sereno.

E domani si torna dietro una cassa di H&M.

Con un bikini nuovo.

Naturalmente con abbastanza lettere stampate sopra da poter raccontare chi sei senza dover dire una parola.

Forse il capitalismo non ci ha mai chiesto di comprare di più.

Ci ha insegnato qualcosa di molto più intelligente.

A trasformare ogni acquisto in un tratto della nostra personalità.

Il bikini.

Il drink.

La vacanza.

La playlist.

Il vino.

Il problema non è più cosa scegli.

È il bisogno disperato che quella scelta racconti qualcosa di te.

Perché quando perfino un costume da bagno deve avere un’identità…

…forse non stiamo più vestendo un corpo.

Stiamo vestendo un personaggio.