Per qualche motivo, il Terzo Millennio ha deciso che un uomo debba dimostrare continuamente qualcosa.
Soldi.
Muscoli.
Dominanza.
Successo.
Disciplina.
Testosterone.
Fatturato.
Mindset.
Mascella.
Addominali.
Leadership.
Perfino il sonno deve ormai sembrare aggressivo.
Quattro ore di sonno.
Doccia fredda.
Carne cruda.
Podcast.
Trading.
Creatina.
Sigma.
Alfa.
Performance.
Sembra che milioni di uomini stiano partecipando, tutti insieme, a un provino per interpretare un gorilla con LinkedIn.
Il maschio alfa contemporaneo è una creatura curiosa.
Parla continuamente di libertà,
ma passa la vita dentro una palestra,
dentro un piano alimentare,
dentro un protocollo,
dentro una disciplina,
dentro un algoritmo.
Conta le calorie.
Conta le ore.
Conta i passi.
Conta il testosterone.
Conta i follower.
Conta i soldi.
Conta tutto.
Tranne il fatto di essere felice.
Parla di istinto,
ma vive in Excel.
Parla di coraggio,
ma ha paura di ingrassare.
Parla di virilità,
ma si misura continuamente nello specchio del mercato.
L’altra opzione sembra ancora peggiore.
L’uomo che si scusa.
Che si corregge.
Che si minimizza.
Che trasforma la propria esistenza in un seminario permanente sulle proprie colpe.
Che chiede il permesso di occupare spazio.
Che vive in un eterno autocontrollo morale.
Due modelli opposti.
Stesso problema.
Entrambi performano.
Entrambi recitano.
Entrambi cercano approvazione.
Uno vuole essere il predatore.
L’altro il redento.
Nessuno dei due sembra davvero libero.
E se il maschio beta fosse qualcosa di diverso?
Non un fallito.
Non un sottomesso.
Non un incel.
Non un perdente.
Semplicemente un uomo che ha smesso di competere.
Un disertore.
Uno che ha abbandonato il torneo senza avvisare nessuno.
Il maschio beta prende il regionale.
A volte arriva in ritardo.
A volte perde il treno.
Lavora quanto basta.
Guadagna quanto basta.
Non vuole ottimizzare la mattina.
Non vuole conquistare il mercato.
Non vuole essere il re.
Non vuole essere un brand.
A volte si innamora.
Spesso sbaglia.
Qualche volta piange.
Talvolta ha paura.
Molto spesso non sa cosa fare.
Dimentica i compleanni.
Si vergogna.
Chiama sua madre.
Legge libri inutili.
Mangia male.
Dorme troppo.
Oppure troppo poco.
E, soprattutto, non trasforma ogni fragilità in contenuto.
Il maschio alfa vuole Marte.
Vuole Dubai.
Vuole il podcast.
Vuole il fatturato.
Vuole la legacy.
Vuole lasciare un segno.
Vuole dominare il tempo.
Il maschio beta, invece, vorrebbe soltanto cenare con calma,
telefonare a qualcuno,
leggere venti pagine,
dormire otto ore,
arrivare a sabato senza sentirsi un fallimento.
Il primo vuole conquistare il mondo.
Il secondo vorrebbe semplicemente abitarlo.
Il capitalismo ama i maschi alfa.
Comprano tutto.
Integratori.
Corsi.
Abbonamenti.
Orologi.
Macchine.
Mastermind.
Esperienze.
Coaching.
Produttività.
Biohacking.
Mascolinità.
Ogni mese qualcuno ti spiega come diventare finalmente uomo.
Naturalmente, pagando.
La virilità è diventata un servizio in abbonamento.
Aggiornamento disponibile.
Versione 4.2.
Più disciplina.
Più testosterone.
Più efficienza.
Più controllo.
Il maschio beta è economicamente poco interessante.
Non vuole un Rolex.
Non vuole una Lamborghini.
Non vuole una masterclass.
Non vuole imparare a vendere.
Non vuole svegliarsi alle cinque.
Magari vuole una casa piccola.
Una sedia.
Una birra.
Una persona.
Un cane.
Una libreria.
Una vita.
Il sistema non sa cosa farsene.
Non compra abbastanza.
Non sogna abbastanza.
Non compete abbastanza.
Non desidera abbastanza.
È un consumatore mediocre.
Un lavoratore mediocre.
Un uomo mediocre.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui è diventato sospetto.
Il punto non è tornare indietro.
Non è il padre.
Non è il nonno.
Non è il patriarcato.
Non è il machismo.
È il contrario.
Accettare finalmente che un uomo possa essere normale.
Contraddittorio.
Debole.
Indeciso.
Gentile.
Confuso.
E perfino inutile.
L’inutilità è una parola straordinaria.
Le cose più importanti della vita sono quasi tutte inutili:
le passeggiate,
le canzoni,
le amicizie,
le conversazioni,
l’amore,
le giornate perse,
le persone che restano.
Forse il maschio beta non è il contrario del maschio alfa.
Forse è il suo successore.
L’uomo che scende dal ring.
Che smette di ringhiare.
Che restituisce il costume.
Che esce dalla palestra.
Che spegne il podcast.
Che rinuncia volontariamente al torneo.
Il sistema non sa dove collocarlo.
Gli altri uomini non sanno se disprezzarlo.
Le donne spesso non sanno se desiderarlo.
Lui stesso, a volte, non sa cosa farsene.
Ed è proprio lì che comincia qualcosa.
Nel Terzo Millennio, il gesto più maschile potrebbe essere questo:
non vincere,
non dominare,
non conquistare,
non lasciare una legacy,
non trasformare la propria vita in un colloquio di lavoro permanente.
Ma guardare il mondo e dire:
non voglio essere il migliore.
Non voglio essere un alfa.
Non voglio essere un esempio.
Mi basta essere vero.
E arrivare a domenica senza dover dimostrare niente a nessuno.