C’è qualcosa di profondamente divertente nel vedere una generazione intera spendere venticinque anni a scappare dalla fabbrica per finirci dentro volontariamente.
Solo che la nuova fabbrica non puzza di olio motore.
Puzza di profumo costoso, caffè specialty e ansia cronica.
Ha le pareti color tortora, le sale riunioni con nomi di città, Le piante da interno.
I workshop sulla felicità, I webinar sul benessere e la magica possibilità di lavorare da remoto.
E soprattutto una caratteristica straordinaria:
riesce a sfruttarti facendoti sentire speciale. I tuoi nonni almeno sapevano di essere operai.
Tu pensi di essere una storia di successo.
LA RELIGIONE DEI VINCENTI
Vai all’università.
Poi a un master.
Poi a un altro master.
Poi a un tirocinio.
Poi a un internship.
Poi a un graduate program.
Poi a un onboarding.
Poi a una call.
Poi a un’altra call.
Poi a una sync.
Poi a una review.
Poi a una retrospective.
Poi a una town hall.
Poi muori.
Ma in inglese.
Il miracolo del capitalismo contemporaneo non è la produzione.
È la traduzione.
Prende una vita normale e la riscrive come una presentazione PowerPoint.
Non sei precario, sei flessibile.
Non sei esausto, sei committed.
Non sei terrorizzato, sei challenged.
Non sei sostituibile, sei talent.
Foucault avrebbe goduto come un bastardo, perché non serve più il sorvegliante.
Ti controlli da solo.
Ti ottimizzi da solo.
Ti valuti da solo.
Ti punisci da solo.
E se non produci abbastanza, provi pure senso di colpa.
LE NUOVE CATENE SONO INVISIBILI
Kafka immaginava uomini schiacciati da burocrazie incomprensibili.
Noi siamo andati oltre, abbiamo imparato ad amarle e ci presentiamo con entusiasmo a riunioni che non servono a nulla.
Prepariamo documenti che nessuno leggerà. Costruiamo strategie per altre strategie che serviranno a giustificare strategie future.
La maggior parte dei lavori da colletto bianco contemporanei sembra generata da un’intelligenza artificiale depressa.
Un ecosistema autoreferenziale che produce soprattutto altra burocrazia.
Come una stampante che stampa altre stampanti.
Come un algoritmo che genera algoritmi.
Come una call organizzata per decidere quando fare la prossima call.
LA LINGUA DEI MORTI VIVENTI
Poi c’è il linguaggio.
Cristo.
Il linguaggio.
L’esperienza più vicina a un esorcismo collettivo.
Persone nate a Cinisello Balsamo che parlano come se fossero state concepite dentro un TED Talk.
Ragazzi cresciuti a Pomezia che improvvisamente dicono leverage.
Stakeholder.
Deliverable.
Mindset.
Scalabilità.
Ownership.
Persone che ordinano un cappuccino in italiano e poi passano otto ore a parlare una lingua che non esiste. Una neolingua aziendale costruita per eliminare qualsiasi traccia di vita umana dal discorso.
Perché se dici “sto male” qualcuno potrebbe ascoltarti.
Se dici “sto gestendo una fase particolarmente sfidante” diventi professionale.
IL CAPITALISMO HA VINTO QUANDO HA IMPARATO A SEDURRE
Questa è la parte più punk.
Non ci stanno costringendo, ci stanno corteggiando e nessuno ti punta una pistola.
Ti promettono status, un’identità, il prestigio.
Una carta da visita, un titolo, un badge.
Una scritta sotto il nome su LinkedIn e il bannerone dell’azienda da sfoggiare come sfoggi la tua t-shirt preferita.
Nietzsche probabilmente riderebbe.
Perché il superuomo del ventunesimo secolo passa le giornate a colorare celle Excel e a rispondere “gentile reminder” a persone che odia.
L’uomo che doveva superare se stesso è diventato un middle manager.
IL GRANDE EQUIVOCO
La tragedia è che molti di questi lavori non producono nemmeno ricchezza.
Producono la sensazione di stare producendo ricchezza.
Sono due cose diverse.
Molto diverse.
Una parte enorme dell’economia contemporanea vive dentro questo equivoco.
Persone brillantissime, poliglotte e preparatissime.
Capaci.
Che dedicano l’intera esistenza a spostare informazioni da una slide a un’altra.
Da un report a un altro.
Da una call a un’altra.
Da un trimestre all’altro.
Come sacerdoti di una religione che ha dimenticato il proprio dio.
LE BIG FOUR SONO LE NUOVE FABBRICHE
Non perché sfruttino più delle vecchie fabbriche.
Sarebbe troppo semplice, sono peggio.
Perché hanno capito qualcosa che Henry Ford non aveva ancora scoperto.
Un operaio infelice prima o poi si ribella, un operaio convinto di essere un privilegiato si difenderà da solo.
Difenderà il sistema.
Difenderà la gabbia.
Difenderà perfino le sbarre.
E continuerà a raccontarsi che tutto questo ha un senso.
Che la prossima promozione cambierà qualcosa.
Che il prossimo bonus cambierà qualcosa.
Che il prossimo ruolo cambierà qualcosa.
Poi arrivano quarant’anni.
Poi cinquanta.
Poi sessanta.
E scopri di aver sacrificato la tua unica vita per diventare estremamente bravo a partecipare a riunioni.
Il Terzo Millennio non ci ha reso schiavi, ha fatto qualcosa di più elegante.
Ci ha trasformati nei responsabili delle nostre stesse catene e ci ha pure convinti a metterle nel curriculum.