Di Cornelio_Tancredi
Accelerare. Accelerare finché il collasso non produce la sintesi.
Gli apologeti del silicio idolatrano il dio-macchina, un Outside, una singolarità che statisticamente salverà dal fatto stesso di essere umani. E se la modernità non fosse un progetto? Sicuramente alzare la guardia verso coloro che considerano il capitale intelligenza aliena che vuole indossare i nostri corpi come costumi provvisori tramite la tecnica, è una buona scelta.
Bisogna abituarsi in un certo senso, che la risposta alla schizofrenia tecnica è la civiltà contadina. E non è una questione di lentezza. Ma la velocità dell’ottimizzazione, è fuga, ed è la fuga più vigliacca, sicché è travestita da coraggio.
Ci si muove veloci orizzontalmente, ma verticalmente?
La vera vertigine è quella antica prassi dove il ginocchio tocca terra e in quel tocco supera qualsiasi razzo che avete mai lanciato contro il cielo.
L’algoritmo è un dio minore, il demiurgo tascabile accettato ciecamente. Yaldabaoth almeno urlava “io sono Dio” nella sua ignoranza tragica. L’algoritmo sussurra, suggerisce. Vi anticipa di 0,3 secondi e voi scambiate quello scarto per libertà predittiva, per potenza, per il vostro stesso volere che finalmente si materializza prima di voi. Forse è la vostra volontà svuotata e restituita come eco commerciale. Applauditela pure. Io prego.
La preghiera è un residuo primitivo, un rumore nel segnale, un attrito da eliminare nell’ottimizzazione della coscienza.
Sì. Esatto. È rumore. Ed è l’unico rumore che il vostro sistema non sa campionare, comprimere, rivendere. Ogni vostro gesto diventa dataset. La mia preghiera no. Resta sporca, inefficiente, senza ROI, senza output misurabile — ed è per questo che vi fa così male vederla, perché è l’unico luogo rimasto dove io non sono ancora merce.
È dietro la retina, dentro il cranio, oltre l’ultima sinapsi che l’algoritmo può ancora leggere. Non ci arriverete accelerando. Ci arriverete inginocchiandovi — atto che la vostra fisica del desiderio non contempla perché non produce velocità, produce profondità, ed è una dimensione che il vostro modello non ha nemmeno l’asse per rappresentare.
Ridete pure. Ridete della vecchia che prega il rosario mentre voi fate il rosario algoritmico prima di andare a dormire su qualche contenuto inutile. Ma quella vecchia sta facendo l’unica cosa in questo pianeta che nessuna GPU può calcolare in anticipo. È più radicale lei di ogni entusiasmo per l’ultimo modello rilasciato da Anthropic.
È infatti il momento più inutile materialmente quello più alto spiritualmente.
Morta la preghiera muore il mondo, per cui in silenzio e con attenzione vera il mantra della preghiera da respiro a ciò che è mistico, in antinomia con ciò che è materialmente efficiente e tangibile.
È nauseabondo vedere come si sappia tutto a portata predittiva di algoritmo, ma non si sappia niente di cosa sia il cielo, il pane e il male.
Cose che serve conoscere, senza tutto il resto.